venerdì 12 giugno 2009
Se Lapendolare non pendola più
Ricomincerà a scrivere quando e se ricomncerà a pendolare.
Il terremoto del 6 aprile all'Aquila ha fortemente lesionato casa sua e l'ha sbattuta fuori dalla sua vita. Non pendola più, abita a Roma, a 5 km dal posto in cui lavora... le manca il suo autobus quotidiano, le albe frizzanti, le luci della sua città al ritorno... la sua vecchia vita...
venerdì 20 marzo 2009
Il mio passato
Mi accorgo di non ricordarle, non averne più coscienza.
Per fortuna non capita con tutti i ricordi: continuo a conservare, sebbene pochissimo, il suono della voce di Mastr'Alfonso, per esempio, e le emozioni di quando sono salita su un palco, la scena del mio primo bacio, il profumo di tigli quando andavo a San Giuliano in motorino da adolescente, il sapore di quell'agua de Valencia passata alla storia come responsabile della mia prima e inconsapevole ebrezza... ricordo la sensazione di fine provata in alcuni momenti e quella di gioia con le mie amiche a Berlino, l'emozione prima della discussione della tesi, lo stupore in un teatro vuoto con Fossati che cantava solo per me.
Ho ancora dei flash di quando ero bambina, delle lunghe passeggiate con mio nonno, delle ore al piano, dei pomeriggi a San Marciano, dei gavettoni nelle fontane della Villa Comunale, l'odore di cloro sulla pelle... la sensazione di colpa dopo il primo tiro a una sigaretta, quella di libertà sul traghetto per la Grecia all'alba...
In tutto questo ricordare qualcosa si è perso... e sono qui, vergine di ricordi, con tutta la memoria e il cuore da riempire.
E poi 'stamattina ho "incontrato" questi versi della cara Alda...
no more words... just taste...
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
Alda Merini
martedì 17 marzo 2009
17 Marzo: San Patrizio
Sta arrivando la primavera, si sente nell'aria... si vede in questo sole e nei colori tornati sugli alberi. Ieri l'ho annusata passando davanti a un chiosco di fiori... mi sono girata e lei, la primavera, mi ha sorriso...
Lo so, lo so... quasi due mesi senza dare cenni di vita e il primo compleanno di questo blog passato senza neanche una miserrima candelina... e ora me ne esco parlando di primaveraeuccellinievioliniefiorellini???!!!
Lorsignori, avete ragione, ma siate buoni e comprensivi: Lapendolare ha intrapreso da un po' un viaggio bellissimo in territori che non conosceva e che sta scoprendo con l'espressione fissa di una bambina davanti al regalo di Natale... un viaggio dai sogni al futuro... la mente lucida, il cuore che canta e un sorriso di fiducia.
Un viaggio... IL viaggio, forse... e, di viaggio in viaggio, Lapendolare non poteva di certo far passare questa giornata senza una parola.
17 Marzo, -4 alla primavera, San Patrizio.
Patrono di quella che resta comunque e nonostante tutto la mia Irlanda, e protettore dei viaggiatori... Con tutto quello che significa vi lascio qualche verso attribuito al Santo, una benedizione per chi viaggia e si muove dentro di sè e fuori nel mondo.
Benedizione del viaggiatore
"May the road rise up to meet you.
May the wind be always at your back.
May the sun shine warm upon your face;
the rains fall soft upon your fields
and until we meet again,
may God hold you in the palm of His hand".
"Sia la strada al tuo fianco
il vento sempre alle tue spalle
che il sole splenda caldo sul tuo viso
e la pioggia cada dolce nei campi intorno e,
finchè ci incontreremo di nuovo
possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano".
lunedì 12 gennaio 2009
11 gennaio 1999 - 11 gennaio 2009
Fabrizio de Andrè...
quando io ero piccola, lui era una cassetta in macchina di mio padre. Era il Pescatore, Bocca di Rosa, Marinella e marcondinondero...
Al liceo divenne quello che metteva d'accordo i miei e le odiate (da loro) autogestioni e occupazioni.
10 anni fa' il cordoglio, le immagini dei suoi funerali, la chiesa piena e le lacrime del figlio Cristiano, e delle migliaia di persone intorno. Quella sera in televisione un concerto della sua ultima tournée e tutta la famiglia schierata sul divano a canticchiare.
Da qualche anno Faber aveva smesso di essere un nastro gettato per caso sul cruscotto: quella cassetta, Canzoni, l'avevo ascoltata... c'era stato l'Incontro, la Canzone dell'amore perduto... quelle rose e quelle viole, le stesse della donzelletta di Leopardi - guarda caso! - non mi hanno più lasciato.
Con la sua morte la sensazione di aver avuto in dono, per sempre,una voce che avrebbe cantato la vita mia e degli altri in un orizzonte di umanità allargato, come di un tramonto che non diventa mai notte.
All'inizio furono nomi e e storie ad aprirmi le porte del suo mondo... Micchè, Nancy, il giudice...
Poi è arrivato l'amore e le sue parole lo hanno cantato: Giugno '73 nelle mattine nebbiose di Dublino, lo sprono alla scelta Quando verranno a chiederti del nostro amore, la malinconia Caro amore, la fine delle illusioni e la speranza superstite Amore che vieni, amore che vai, e poi, ancora e soprattutto, la necessaria Canzone dell'amore perduto, ancora quel rosso e quel viola custodi di un bacio e di tutto il resto.
E poi nel 2003, la scoperta dell'errore, del gioco sbagliato, e la sua voce per me trasferita in uno di quei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi...
De andrè è il mio amico Oriol, è il mio primo viaggio la fino alla sua tomba, è un anello con una pietra rossa, quel tetto di Genova a cui ho affidato i miei sogni 5 anni fa', un bacio bianco... nuvole, poesia...
Arrivo con un giorno di ritardo, ma ieri era il giorno del silenzio, le uniche parole che ieri meritavano di occupare l'aria erano le sue. Oggi le mie, il mio grazie...
martedì 30 dicembre 2008
Buona fine e miglior inizio
Che voto dare a questo 2008? Allora... più della sufficienza senza dubbio... ma quanto di più? Allora, vediamo... un 6,5 per i cambiamenti (che in realtà negli ultimi 5/6 anni nn sono mai mancati), un 6 per le promesse mantenute, un 7 per le sorprese, un 8 per la grinta... mh... facciamo un 7,5 di media... bene bene, caro 2008... non è andata male, anche se nel periodo in cui questo blog nasceva, all'inizio di marzo, sembrava che tutto fosse perduto... e poi invece, con la primavera le cose sono migliorate...
Con il 2008 si è chiuso un periodo importante legato al passato, alla mia storia personale, alla storia della mia famiglia... l'ultima parte dell'anno ha fatto un fagotto di conti in sospeso dei soliti ultimi 5/6 anni e li ha buttati via... adesso si respira aria di futuro nella mia vita... e posso guardarmi indietro e vedere tutto in una nuova prospettiva... di donna (?!) capace di dire "Basta" e di andare avanti verso la propria felicità... che poi la felicità magari non arriva, ma camminarle incontro è già bellissimo!
Un anno fa ero angosciata, adesso sono serena... resto la solita insicura, sospesa fra gioie e tristezze... ma lorsignori... è andata bene così... questo 2008 con tutto quello che mi ha portato e che si è portato via è stato un bell'anno!
E l'unico augurio che oggi, 30 dicembre posso fare è quello che ricordo in bocca a Mastr'Alfonso per l'occasione: "Buona fine e miglior inizio" a tutti... di cuore!
lunedì 1 dicembre 2008
Aria pura e frizzante
(dall'oroscopo di Bob Renzy su Internazionale)
Sei mai salito sulla cima di una montagna in una giornata limpida? Ricordi che sentimenti hai provato? Riesci a immaginare di nuovo l'aria pura e frizzante che ti ha riempito dolcemente i polmoni, la luce brillante che ha inondato il tuo corpo e il panorama mozzafiato che ti ha aiutato a capire meglio qual è il tuo posto nella vita? È un tipo di esperienza che ti serve e che ti meriti nei prossimi giorni, Ariete. Se non puoi raggiungere la cima di una montagna, trova la cosa che le somiglia di più.
SIIIIII... ne avrei proprio bisogno in questi giorni!
venerdì 28 novembre 2008
Lezione ventuno
Lapendolare ieri sera si è regalata 92 minuti di cinema, poi sono arrivati dei pensieri. Lezione 21, il primo film di Alessandro Baricco e Baricco, si sa, o si ama o si odia... io non lo amo e non lo odio... Un film sui pieni e sui vuoti, sula vita e la morte, la follia e la vecchiaia, la bellezza e il tempo, la leggerezza, la scelta, il paradosso...
Comunque, dopo averci riflettuto e prima che il tempo cambi le mie impressioni, eccole... questo è il mio "Lezione 21"
La Nona sinfonia di Beethoven, la festa del villaggio per la morte di Peter, un violinista che ha deciso di suicidarsi e la scelta di un professore amato dai propri studenti di ritirarsi a vivere con gli squatters dopo aver lasciato l'insegnamento: 3 maniere parallele di "decidere" la propria morte, come si decide la vita, come se si potesse scegliere cosa lasciare e cosa portare, dove, come e quando morire... il tentativo di aumentare il volume dell'addio e di dargli dimensioni epiche... Morire bene, secondo un proprio registro... nessuno dei tre ci riesce: la vera bellezza della musica arriva non con la nona, ma con un successivo quartetto per Beethoven, il violinista muore fra le braccia della sua ragazza e non fra fuochi di artificio e voli di uccelli e neanche solo con il suo violino, il professore va a mangiare in ristoranti di lusso, nè con i suoi alunni, nè con i poveracci...
per tutti la bellezza era altrove rispetto a dove l'avevano cercata e pensata... il vuoto era lo spazio quindi in cui tutti e tre si sono mossi e hanno cercato senza trovere; il pieno arriva alla fine, quando tutto ha un senso.
Il resto è poesia... musica... epica... realisticamente surreale... Baricco decompone la storia, la rende irreale, impossibile, difficile da decifrare... come si faceva agli inizi del '900 con le parole e le rime o con i colori su una tela...eppure è tutto estremamente reale, per come Auerbach usava questa parola: Dante all'inferno usa la lingua e il ritmo che si adatta alla condizione dei suoi dannati, degli ultimi, dei violenti. Nel paradiso la sua lingua è leggera, il ritmo disteso... il perfetto accordo fra il testo e contesto è il realismo dantesco di cui l'Auerbach parla... e non è la stessa cosa in questo film? Per parlare della IX sinfonia, si usa un costrutto sinfonico... storie diverse che dialogano fra loro e che rispondono le une alle domande delle altre, l'una agevola l'ingresso dell'altra... gli alunni che ricordano, i musicisti sul fondo nero, questi strani personaggi della montagna, i contemporanei di Beethoven con i parrucconi, tutti, tutti collaborano alla narrazione. Sinfonia: dal greco syn - con e phoné - voce. Sinfonia = unione di voci.
Cosa direbbe secondo voi l'Auerbach di questo film?
Io non amo e non odio Baricco, ma metto questo film nella mia valigia.